David Satanassi si è laureato in Medicina Veterinaria nel '91 a Bologna , presentando la prima tesi sperimentale in Etologia Animale, consegue un diploma triennale nel '99 in Omeopatia Unicista presso la Società Medica di Bioterapie a Bologna; poi segue i corsi di Medicina Biologica presso l'Università Popolare di Milano inerenti alla filosofia medica del Dr. Hammer in Oncologia e malattie oncoequivalenti. Si diploma in Bioetica presso l'Università Pontificia di Roma, ha tenuto decine di congressi in varie città del nord Italia sulla filosofia della medicina, omeopatia , epistemologia, fornendo ipotesi plausibili in controcorrente sui fenomeni legati ad esempio sulle pandemie zoonosiche, sul significato della malattia, sulle condizioni bioetiche della veterinaria . E’ stato più volte relatore ai seminari del Gruppo di Studio SCIVAC-SIMVENCO a Cremona, avverte inoltre la necessità di controvertire le istanze zooantropologiche dalle quali poi rifondare una professione veterinaria improntata sulla filosofia biologica ispirata ad una osservazione coerente ai fenomeni connessi alla malattia ad ai nessi causali non più generici ma portatori di significato. La sua lotta all'informazione avviene sui vari piani nel tentativo di riunire e non scindere le varie discipline mediche verso una filosofia comune e cioè quella più prossima ad una verità non disgiungibile dal percorso teleonomico della natura.

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Speciale allevatori
Gli allevamenti italiani non godono spesso dei consensi a loro necessari da parte della classe veterinaria , anche se l'estro ed il genio inventivo portano ai vertici delle classifiche mondiali - non a caso -  soggetti nazionali; gli italiani "praticoni e pasticcioni" in realtà dimostrano, con la passione, una capacità di osservazione non comune, tale da superare di gran lunga i metodisti anglosassoni , che hanno sì inventato le razze, ma poi, senza gli Italiani , sarebbero finiti nell'oblio e nella freddezza di troppi incroci fatti a tavolino con accurati studi sulle progenie e sulle morfologie che non danno i risultati sperati.

Ancora una volta l'empirismo dimostra che la capacità di osservazione e il senso critico , il buongusto , da veri artisti , ha dato risultati sorprendenti; prendete qualsiasi razza di cani o gatti o cavalli esteri , fateli allevare in Italia ,e vedrete che risultati si ottengono: basti pensare ai Doberman, ai Boxer, Setter inglesi, Pointer, Pastori tedeschi, per arrivare a Ribot il cavallo ancora imbattuto per velocità.

Da queste osservazioni è d'obbligo togliersi tanto di cappello agli allevatori italiani tutti, perchè i risultati conseguiti indicano che il loro operato è di tutto rispetto.

L'allevatore è un grandissimo osservatore delle patologie canine e feline, e necessita di un adeguato sostegno nell'interpretare i segni ed i sintomi, come gli andamenti delle patologie, in sede d'allevamento; i veterinari, invece, spesso vogliono imporsi con metodiche e pretese che non sono né adeguate, nè tantomeno applicabili in allevamento, come, ad esempio, trattare cento cani con un antibiotico orale per una banale o presunta tosse dei canili, generando allarmismi e catastrofismi ingiustificati e deleteri per tutti , e alterando quello che in Bioetica si definisce come  il "rapporto tra la disponibilità dei mezzi e la straordinarietà della cura". Il rapporto si incrina , poichè da parte dei veterinari non vi è quella capacità di adattarsi ad un lavoro diversificato i cui canoni vadano adeguati , e per questo adeguamento si rivelano le incapacità che, esulando dalla applicazione protocollare, portano il veterinario allo smarrimento terapeutico, e l'allevatore all'incomprensione dei suoi problemi .

Invece gli allevatori , essendo pazienti numerici , sono, in maniera assoluta , le prove del nove di una scelta terapeutica rispetto ad un'altra , poiché attraverso il numero è possibile verificare la percentuale di successo rispetto al singolo .

  Gli allevatori vanno rispettati , informati , aiutati  nell'affrontare spesso patologie che solo l'allevamento ha, e non il cane d'appartamento, con umiltà e coraggio, dando mai per scontato che una loro osservazione, per quanto banale, invece vada trasmutata in saggezza clinica, e non effetto della casualità ; in questo modo è possibile instaurare quel rapporto di fiducia reciproca che sta alla base del successo.

  I principali problemi dell'allevamento sono: -patologie epidemiche;
-patologie della sfera riproduttiva;
- patologie legate allo stress da sovraffollamento;
-patologie legate alle scelte alimentari.

    Ognuno di questi capitoli necessiterebbe di decine di pagine per argomento, cercheremo invece di fornire delle indicazioni riguardo la filosofia d'allevamento e il rispetto della biologia di ogni specie.

  PATOLOGIE EPIDEMICHE.
Il concetto di epidemia è un concetto superato , poichè il "sano" , l'esente, il sopravvissuto, sempre sono l'esempio lampante che la presenza di un virus , batterio o fungo siano la causa del contagio , ma non è così. Ci si sofferma troppo poco sui cuccioli che non si ammalano rispetto a tutto quello che spendiamo per gli ammalati, ma la risposta l'avremo da quelli che non si ammalano, non da quelli che si ammalano ; dobbiamo investire sulla prevenzione non sulle cure , e questo è possibile con la medicina olistica , a partire dall'ovulazione, fino alla cessione del cucciolo .

Non tarderà molto prima che per legge i cuccioli verrano ceduti a 90 giorni, forse anche oltre, per cui allevatori preparatevi a spazi e sgambatoi , perchè presto, in base agli studi di etologia , i cuccioli che avranno aumentato la permanenza con la propria madre nel periodo di socializzazione intraspecifica saranno più sani ; mi riferisco ovviamente alle razze più a rischio di aggressione , ma saranno normative che si adegueranno un pò alla volta a tutte .

Basti pensare che negli USA la prima causa di morte sotto i tre anni è la richiesta di eutanasie per problemi comportamentali per comprendere quante spese inutili sosteniamo per presunte pandemie che non si verificano mai . Le vaccinazioni non sono una buona pratica veterinaria , sono obsolete e spesso inadeguate, o ancora inefficaci totalmente, come ad esempio la parvovirosi , o la leptospirosi, e i vaccini multivalenti: vere bombe immunologiche, causa di shift immunitari che si trascinano lungo tutto il percorso vitale del soggetto  a partire dalla prima vaccinazione.

Su questo argomento  si consiglia la lettura del testo scientifico veterinario  "Vaccini e vaccinazioni" di Ford -Antonio (Delfino editore)  per rendersi conto di tutto ciò: un cucciolo di 45 giorni, nel quale sta avvenendo il riconoscimento del self , dalla fase not self della vita intrauterina , viene bombardato attraverso una via innaturale come la iniezione di sostanze aliene, compresi gli adiuvanti . Il disastro immunitario che ne consegue è evidente anche sul piano clinico .

 La coccidiosi è una disbiosi ; a tutti coloro che si meravigliano che le feci non siano sterili diciamo con un secco ovviamente che la presenza di saprofiti indica solamente lo spostamento delle disbiosi da una fase ad un'altra ; il riscontro di coccidi, protozoi e giardia è normale . La disbiosi indica che il rapporto tra substrato , in questo caso il cibo, e la capacità enzimatica di digerirlo da parte del cucciolo , ciò che resta in digerito, và ad alimentare i coccidi che non distruggono la mucosa , è la mucosa che si autodistrugge in fase di risoluzione del conflitto in questo caso legato al territorio  (nello specifico al sovraffollamento tra cuccioli svezzati ), la somministrazione di un coccidiostatico sposta l’interesse dell'intero organismo sulla detossificazione da farmaco chimico: ecco come funziona, ed ecco il risultato . Abbiamo "guarito" il cucciolo intossicandolo con una sostanza chimica, il problema appare risolto temporaneamente, ma si ripresenta appena ceduto il cucciolo. Nel nuovo ambiente ritorna il conflitto di territorio, ed ecco la fastidiosa diarrea con tracce di sangue e quindi il terrorismo e le persecuzioni contro gli allevatori ...

  PATOLOGIE DELLA SFERA RIPRODUTTIVA.
Le patologie della sfera riproduttiva sono condizionate dalle scelte genetiche imposte per ovvi motivi dagli allevatori , anche se dalle ricerche in genetica appare che la consanguineità sia in realtà molto più tollerata di quanto si pensasse; ciò che non si sa è che per ottenere soggetti sani o conformi ad uno standard, si debba agire con una scelta appropriata di più caratteristiche possibili.

Se lasciassimo vagare le nostre femmine in giro per il territorio durante l'estro , esse si sceglierebbero il maschio compatibile in base a criteri naturali, dei quali quello più lampante è che il maschio appartenga ad una gerarchia pari o superiore a quello della femmina perchè vi sia il miglioramento della prole ; questo criterio è valido tra tutte le specie tranne l'uomo, ove il maschio alla moda spesso non ha requisiti darwiniani poichè soggetto a fenomeni sociali di popolarità che lo rendono in auge, alla moda, ma non per finalità riproduttive ( in espresso v. di "Anima animale" il saggio citato ...); ebbene, se lasciassimo libere le femmine in estro sul territorio, non avremmo mai problemi di accoppiamenti, di infertilità, e la necessità di ricorrere a monte alla fecondazione artificiale, e tutto ciò che consegue ad una non accettazione del maschio, e quindi all'infertilità cosiddetta “idiopatica”, senza una causa apparente; in realtà la causa è evidentissima: la non scelta da parte della femmina .

Spesso in molte razze, come gli alani , molossoidi , ed altre razze di grossa taglia, si assiste al rifiuto categorico delle femmine, perfettamente in estro e cicliche con dosaggio del progesterone e striscio perfetti, ma che non si accoppiano, o che, pur accoppiandosi, restano vuote, anche con la fecondazione artificiale.
Bisogna rispettare la natura, e pensare a vostra figlia, che non si innamora del bravo ragazzo figlio di amici , che voi tanto vorreste avere come genero, perchè al cuor non si comanda.....
sono dinamiche che convergono sullo stesso piano e che accomunano l'uomo all'animale; quello che si può con certezza affermare, è che non esiste una infertilità idiopatica, ma essa è dovuta ad una inappropriata scelta del partner sessuale ed alla mancanza di quelle condizioni para-naturali minime perchè avvenga un accoppiamento naturale .

Il dimorfismo sessuale è un indice di salute di specie , ovvero quando il maschio abbia tutte le caratteristiche per essere tale, e la femmina sia tale con caratteristiche di femminilità che si riflettono in una buona fattrice: esso è l'indice di successo di un allevamento .
Femmine troppo dominanti o androgine privano il maschio del suo ruolo, e per questo, diventando "regine", non si accoppiano più con il cane che non le compete sul piano gerarchico, e restano infeconde nonostante tutto. A fronte di una situazione di questo tipo, non trovando spiegazioni plausibili, continuiamo a fare tentativi, e non abbiamo maschi forti e suggestivi per le nostre femmine, o ancora: non abbiamo un buon rapporto tra maschi e femmine in allevamento, come afferma la medicina tradizionale cinese, si ha un eccesso di  "YIN", per cui le femmine assolvono ruoli prettamente maschili, come il controllo, la marcatura del territorio, il rispetto delle dinamiche sociali, ecc. ecc.; in realtà queste sono le banalità che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, ma che non abbiamo voluto osservare con più sana umiltà e meno antropocentrismo...

Le  problematiche di infertilità, quindi, sono facilmente risolvibili: abbiamo avuto esempi eclatanti di come, ridimensionando queste dinamiche etobiologiche, si siano ottenuti risultati insperati.

La presunta presenza di herpes virus non deve assolutamente creare paura del contagio, o assurde e inutili vaccinazioni, che solo le case farmaceutiche produttrici paventano; la biocenosi e le biodiversità dimostrano un equilibrio tra tutte le forme viventi. Se muore una cucciolata e risulta la presenza del virus ubiquitario come l'herpes, non prendetevela col virus inutilmente, ma con le condizioni generali che hanno caratterizzato quella, o quelle, cucciolate; la presenza del virus segnala solamente, come un indicatore, che in quelle condizioni si presenta quel saprofita piuttosto che un altro, o un batterio, o un protozoo; ragionando diversamente, allora tutta Italia dovrebbe essere contagiata, vista la promiscuità: pensate che vi sono stalloni, cioè cani riproduttori, che hanno eseguito nella loro carriera quasi un migliaio di monte senza nessuna delle avvertenze previste per impedire la trasmissione del virus; quindi la teoria del contagio ovviamente decade, poichè si manifesta solamente nei soggetti sensibili e non parliamo genericamente di stress; dobbiamo specificare quale stress poichè siamo immersi nello stress così come i nostri cuccioli, e quindi occorrono letture più specifiche per poter definire l’eziologia di una patologia.

Vaccinare poi durante la gravidanza, è una delle terapie più controindicate in assoluto, in un periodo ove il progesterone diminuisce le risposte immunitarie, proprio per non aver degli eccessi dannosi per i feti. E noi, invece, andiamo a bombardare con una iniezione la tranquillità di una gestante; essendo poi il virus ubiquitario e, come dice il nome "herpes", cioè  "strisciante " come andamento,  il vaccino non fornisce copertura nè durevole, nè efficace, nei confronti della mutevolezza di un virus antico e ben in equilibrio col suo ospite .
Quindi i problemi di infertilità non esistono rispettando delle norme minime; le malattie sono degli indicatori di un percorso sbagliato , di scelte di allevamento errate;

l'omeopatia offre un protocollo di eugenetica vecchio di cento anni e più, ed ha la finalità di impedire il passaggio di molte tare genetiche, ridimensionando l'equilibrio tra le diatesi, cioè le tendenze a sviluppare la malattia in certe direzioni tipiche di ogni razza; nella preparazione al parto, nel puerperio , dovete pensare che l'utilizzo dell'antibiotico equivalga ad una sconfitta. La subdola carezza  terapeutica è il retaggio di un masochismo al quale ricorriamo per ottenere la guarigione; come potando un albero lo costringiamo a fruttificare , ecco , così alla stessa stregua, utilizzare in maniera esagerata l'antibiotico, dopo la monta, in gravidanza, nel puerperio, nell'allattamento, sia un trattamento inadeguato. Il costante, e comunque sempre presente, 30 % di effetto placebo (dato O.M.S. ), ci indica che, oltre ad essere inutile e dannoso, è assolutamente inappropriato; laddove, invece, la nostra paura, o eccesso di margine terapeutico, ci induce a metodiche che indeboliscono gradualmente l'allevamento .

Le disbiosi dovute poi al trattamento antibiotico alle puerpere, ancora una volta ci indica che non stiamo facendo acqua fresca, e le enteriti gialle che compaiono ai cuccioli quando le madri sono sotto antibiotico, vi indicano cosa stia succedendo nell'intestino dei cuccioli che mal digeriscono il lattosio, poichè parte dei batteri utili presenti nel lume intestinale vengono uccisi con il sopravvento di quelli resistenti.

Anche l'uso dell'ossitocina è indiscriminato: i cuccioli le cui madri vengono regolarmente trattate con ossitocina mostrano più frequentemente sfoghi cutanei rispetto a quelle trattate ad esempio col VERYBIOR; se  il Verybior per una distocia non ha funzionato, non funzionerà nemmeno l'ossitocina, provate e poi vedrete ... Quando non funziona un farmaco chimico diamo la colpa al soggetto, quando non funziona il farmaco omeopatico, diamo la colpa al farmaco stesso: ecco come ragioniamo da allopati..... 

Il blocco dell'allattamento con molecole come la cabergolina, sempre in allevamento, ha posto sul piano epidemiologico la chiara questione di come i tumori alla mammella nascessero da conflitti di maternità; come anche l'interruzione drastica dell'allattamento in una madre, con il relativo ingorgo mammario, o il blocco farmacologico della lattazione, crea un conflitto tra la produzione lattea dettata a livello ipotalamico, e l'arresto da un segnale ormonale, uguale e contrario. Conflitto e tumore mammario: gli allevatori che avevano come consuetudine questa mal pratica, cioè di trattare sistematicamente le fattrici a 45 giorni con cabergolina, avevano una percentuale altissima di tumore mammario, estremamente precoce e maligno, a partire dal sesto-settimo anno di età, per aver soppresso la funzione più esplicativa della maternità, cioè il latte materno ..."figli del seno suo" ... 

 


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